Antonio Zoccoli | INTERVISTA AD ANTONIO ZOCCOLI, NEOELETTO PRESIDENTE DELL'INFN

1Antonio Zoccoli, professore di fisica all’Università di Bologna già membro della Giunta Esecutiva dell’INFN, dal 1 luglio scorso è il nuovo Presidente dell’INFN.

Dopo la designazione alla presidenza dell’INFN, da parte del Consiglio Direttivo dell’Ente nel corso della seduta del 30 maggio scorso, dal 1° luglio, con decreto di nomina del MIUR Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, Antonio Zoccoli entra in carica come presidente dell’INFN, succedendo a Fernando Ferroni, che ha presieduto l’Istituto dal 2011 per due mandati.
Nato a Bologna nel 1961, Antonio Zoccoli si è laureato in fisica all’Università degli Studi di Bologna, dove oggi è professore ordinario di fisica sperimentale. Ricercatore associato della Sezione INFN di Bologna, di cui è stato direttore dal 2006 al 2011, dal 2011 è stato membro della Giunta Esecutiva dell’INFN, di cui è stato anche vicepresidente. Nel corso della sua carriera scientifica, è sempre stato attivo nel campo sperimentale della fisica fondamentale, nucleare e subnucleare, ricoprendo dapprima il ruolo di membro delle collaborazioni Muon Catalysed Fusion al Rutherford Lab (UK) e OBELIX al CERN di Ginevra e, successivamente, partecipando all’esperimento HERA-B al laboratorio DESY di Amburgo. Dal 2005 è membro della collaborazione ATLAS al CERN che, insieme alla collaborazione CMS, ha annunciato la prima osservazione del bosone di Higgs nel luglio 2012. Zoccoli è coautore di più di 700 pubblicazioni scientifiche e tecniche su riviste internazionali. È attivamente coinvolto in attività di diffusione della cultura scientifica e dal 2008 presiede la Fondazione Giuseppe Occhialini per la diffusione della cultura della fisica. Abbiamo chiesto al neo presidente come vede il futuro dell’INFN.

L’elezione a Presidente è recente ma da diversi anni segue la politica della ricerca dell’INFN, come direttore prima e poi come membro della giunta esecutiva. Qual è lo stato di salute dell’INFN? Quali i punti di forza e quali gli aspetti invece da rafforzare?
L’INFN è l’unico ente di ricerca italiano impegnato nel campo della fisica nucleare, delle particelle elementari e della più recente fisica astroparticellare, e gode del privilegio, conquistato con capacità di visione e determinazione, di poter contare su grandi infrastrutture di ricerca proprie. Tra queste, i Laboratori Nazionali di Frascati, che rappresentano la culla dell’INFN sono inoltre il luogo in cui è stato costruito il primo collisore elettrone-positrone nella storia della fisica, un’idea e una tecnologia che sono state poi esportate in tutto il mondo. L’INFN può contare sul più grande laboratorio sotterraneo del mondo, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, un’infrastruttura unica per caratteristiche di purezza ambientale e strumentale, e per competenze e tecnologie sviluppate nel campo della ricerca di eventi rari, come quelli legati allo studio della materia oscura e dei neutrini. Altri due grandi laboratori nazionali, i Laboratori Nazionali del Sud e i Laboratori Nazionali di Legnaro, dedicati principalmente alla fisica e all’astrofisica nucleare, oltre che allo sviluppo di applicazioni mediche della fisica fondamentale, come la produzione di radiofarmaci e la terapia oncologica con fasci di particelle. Sono evidenti in questi casi le ricadute della ricerca di base, in cui, tuttavia, sono impegnate anche altre strutture dell’INFN, come le Sezioni nei loro laboratori o il Centro Nazionale TIFPA a Trento, con le applicazioni delle innovazioni tecnologiche sviluppate per gli acceleratori e i rivelatori di particelle, o le tecniche criogeniche messe a punto dagli esperimenti al Gran Sasso, per citare solo alcuni esempi. Tra le infrastrutture su cui l’INFN può contare non vanno dimenticati il Centro di Calcolo presso il CNAF di Bologna, e l’infrastruttura di calcolo che è diffusa in tutto il Paese. L’INFN, inoltre, gestisce assieme al francese CNRS il consorzio EGO, che si trova in Italia, vicino a Pisa, e che ospita l’interferometro Virgo, uno dei tre grandi strumenti al mondo in grado di rivelare le onde gravitazionali. Oltre alle infrastrutture nazionali, non va dimenticato che l’INFN è “azionista” del CERN, il più grande laboratorio al mondo e l’unico del suo genere, sede del più potente acceleratore di particelle mai realizzato. Lo stretto rapporto con il CERN consente all’INFN di sviluppare ricerche di punta e promuovere e attuare ricerche di frontiera per il prossimo futuro, a livello sia nazionale sia internazionale.
Un fronte sul quale ci dovremo impegnare nei prossimi anni è quello dei finanziamenti al fine di garantire un livello di fondi adeguato a proseguire le ricerche in corso e a lanciare quelle inserite nella strategia futura. Di pari passo, dovremo poi lavorare sul rafforzamento del reclutamento dei giovani per i prossimi anni, definendo un canale appropriato e stabile per l’inserimento dei nuovi ricercatori, in modo da non lasciarci sfuggire i migliori talenti formati in Italia ed essere appetibili per quelli formati all’estero.

L’eccellenza dell’INFN è riconosciuta a livello mondiale e poggia sulla sua capacità di visione e su un elevato livello di competenze. Riconoscimento testimoniato per esempio dal fatto che da sempre sono numerosi i fisici italiani provenienti dall’INFN che rivestono ruoli di alta responsabilità in collaborazioni internazionali. Come pensa di mantenere questa eccellenza a livello internazionale?
Sì, l’INFN ha sempre ricoperto e tutt’oggi conta su posizioni di rilievo in quasi tutte le iniziative internazionali cui partecipa. Questo si deve anche al fatto che la ricerca internazionale è nel DNA stesso dell’INFN e caratterizza l’Ente fin dalle sue origini. Il livello dei nostri ricercatori all’estero è sempre molto alto, questo vale anche per i giovani che si formano in seno all’INFN: sono preparati fin dall’inizio della loro carriera alla collaborazione internazionale, e maturando sviluppano le capacità necessarie ad assumere ruoli di alto livello. La sfida per i prossimi anni sarà mantenere questa eccellenza stimolando nei giovani laureandi, dottorandi e assegnisti la capacità creativa e innovativa, lo slancio propositivo e l’attitudine ad assumersi responsabilità.
Lo sforzo che dovremo fare è, dunque, formare i giovani ad avere una visione sempre più ampia, non limitata agli obiettivi delle ricerche specifiche e all’ambito nazionale in generale. Dovremo spronarli a proporre idee nuove e innovative, a competere a livello internazionale, partecipando a bandi europei o ai bandi per gli ERC Grant, per esempio, che sono strutturati per premiare proprio creatività e capacità di innovazione.


L’INFN rappresenta la fusione di tradizioni storiche che affondano le radici nella prima metà del secolo scorso: la ricerca in fisica subnuclare e lo studio dei raggi cosmici. Tradizioni che hanno mantenuto la loro autonomia integrando in modo sempre più efficace metodologie, tecnologie, risultati e scoperte. Qual è oggi la sfida più promettente per questi filoni di ricerca che, con la fisica teorica, la fisica del nucleo e la fisica applicata definiscono la strategia di ricerca dell’INFN?

Ci sono due sfide in entrambi i campi fondativi dell’INFN, che sono completamente aperte. L’obiettivo dei due filoni di ricerca è comune, cioè studiare le leggi fondamentali che governano l’universo e che ne hanno caratterizzato i suoi primi istanti di vita. E per farlo usiamo gli strumenti più diversi situati anche nei posti più disparati che vanno dai laboratori sotterranei, alle profondità marine, ai satelliti artificiali in orbita. L’INFN detiene un ruolo leader in entrambi i campi, partecipando a tutte le grandi imprese della fisica subnucleare e astroparticellare a livello internazionale.
Nel campo della fisica subnucleare, la cosiddetta fisica delle alte energie, è in fase di definizione, con il contributo fondamentale dell’INFN, la strategia europea per i prossimi anni. Innanzitutto sarà necessario stabilire come far evolvere le infrastrutture di ricerca, e quale sarà la macchina per produrre collisioni tra fasci di particelle, dopo LHC. L’INFN ha un ruolo primario in questo percorso, sia dal punto di visita della visione strategica, sia come contributo tecnologico e di fisica. Dall’altro lato, nel campo della fisica astroparticellare, la sfida è quella della ricerca della materia oscura e quella riassunta nella cosiddetta astronomia multimessaggera, che esplora i misteri dell’universo sfruttando diversi messaggeri cosmici e quindi diversi strumenti per la loro rivelazione: dagli osservatori elettromagnetici, ai satelliti per i raggi cosmici, dagli interferometri per onde gravitazionali, ai telescopi sottomarini per la rivelazione dei neutrini. L’INFN conta, oltre che sulla partecipazione ad ampio spettro nella totalità delle iniziative di ricerca internazionali in questo campo, sulle proprie infrastrutture, eccellenze in grado di attrarre e accogliere ricercatori da tutto il mondo: tra quelle dedicate alla fisica multimessangera, sono un riferimento per la comunità internazionale i Laboratori Nazionali del Gran Sasso e l’interferometro italo-francese Virgo.

Si è prestata particolare attenzione negli ultimi anni al trasferimento delle competenze e delle tecnologie sviluppate per la ricerca di base in ambiti diversi, con un rilevante impatto socio-economico. Come pensa di rafforzare questo aspetto? Il trasferimento tecnologico è una delle sfide più attuali nella strategia dell’Ente, ingaggiata negli ultimi anni in modo diretto e sistematico con ottimi riscontri. Abbiamo dedicato molte energie al potenziamento dell’impatto delle nostre attività di ricerca sulla società, lavorando su due aspetti in particolare: da un lato, il trasferimento al sistema industriale italiano di tecnologie e metodi, e dall’altro, il trasferimento di competenze grazie alla formazione eccellente che i giovani acquisiscono attraverso l’attività di ricerca nelle nostre infrastrutture e con i nostri ricercatori. Tra le risorse dell’INFN, c’è proprio la capacità di formare giovani con una preparazione adeguata alle necessità del sistema industriale italiano. E fare ricerca all’INFN continua a essere un canale tra i più proficui per la formazione dei giovani in ingresso nel settore della progettazione industriale.

Veniamo alla comunità INFN, composta da circa 2000 tra ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi e oltre 3000 dipendenti universitari associati per motivi di ricerca. Scegliendo prioritariamente un aspetto su cui puntare, come pensa di incentivare la soddisfazione e la produttività di questa ricca comunità?
La produttività dei nostri ricercatori è da sempre eccellente. La passione che li motiva è un ottimo motore non solo della loro capacità di lavoro ma anche dell’iniziativa personale e della propositività che dimostrano nelle attività di ricerca e nella definizione dei programmi. Sullo stesso piano va riconosciuto il contributo dei tecnologi, dei tecnici e degli amministrativi che con il loro impegno, la loro professionalità e la loro dedizione permettono di raggiungere questi risultati. Certamente abbiamo da lavorare sul piano del riconoscimento di questo impegno. Dobbiamo trovare il modo di offrire ai giovani più talentuosi una possibilità di carriera all’interno dell’Ente, e questo vale per la progressione delle carriere di tutti i profili, amministrativi, ricercatori, tecnici e tecnologi, e a tutti i livelli. Deve essere garantita la possibilità di maturare nel corso della carriera e di evolvere nei ruoli e nelle responsabilità, con il giusto riconoscimento dei percorsi. Un secondo aspetto da rafforzare per facilitare il lavoro della comunità intera è l’alleggerimento dell’apparato burocratico, la semplificazione delle procedure, con l’introduzione di una maggiore agilità e autonomia nella gestione delle pratiche amministrative.

Caterina Biscari | Intervista a Caterina Biscari, ricercatrice INFN, dal 2012 direttore generale del laboratorio Alba Synchrotron di Barcellona

ECCELLENZA ITALIANA AL SERVIZIO DELLA RICERCA GLOBALE

Intervista a Caterina Biscari, ricercatrice INFN, dal 2012 direttore generale del laboratorio Alba Synchrotron di Barcellona

Dal 2012, a capo della più grande e innovativa infrastruttura scientifica della penisola Iberica c’è un’eccellenza italiana. Dirigente Tecnologo dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, laureata in fisica all’Università Complutense di Madrid, Caterina Biscari è nata in Italia, a Modica, e in Italia è tornata dopo gli studi per dare avvio alla sua carriera scientifica. Il laboratorio che dirige da 7 anni, il Sincrotrone Alba, si trova nel parco scientifico di Cerdanyola del Vallès, a 15 chilometri da Barcellona: un laboratorio dalla forte vocazione internazionale, dedicato alla ricerca di base e alla sua applicazione in campi che spaziano dall’innovazione tecnologica alla medicina. Esperta riconosciuta a livello internazionale di acceleratori di particelle per la ricerca scientifica e le applicazioni mediche, prima di passare alla direzione del Sincrotrone Alba, Caterina Biscari ha lavorato anche al CERN di Ginevra e al CNAO di Pavia, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica il cui acceleratore è stato realizzato con il contributo fondamentale dell’INFN e dei suoi ricercatori. È Fellow dell'European Physical Society, membro di diversi comitati tra cui lo Scientific Policy Committee del CERN, lo Scientific Advisory Committee di KEK, il PSI Advisory Board. Nel 2013 è stata insignita dalla Presidenza della Repubblica Italiana dell’onorificenza ufficiale dell’Ordine della Stella per il suo ruolo nello sviluppo di collaborazioni tra l’Italia e gli altri Paesi. Le abbiamo chiesto di raccontarci come sta andando e come vede il futuro del suo laboratorio.

Innanzitutto, vorrei sapere come è andata: dalla ricerca in Italia alla direzione del più prestigioso laboratorio scientifico di Spagna. Non sembra un percorso per tutti.

Come in tutti i percorsi della vita c’è sempre una combinazione di iniziativa personale e di opportunità che arrivano al momento giusto. Durante la mia vita scientifica ho sempre mantenuto l’interesse nei progetti che si proponevano in Spagna basati su acceleratori di particelle. Nel 2012, ad ALBA hanno aperto la posizione di direttore con un concorso internazionale, al quale ho partecipato con successo. Quindi sono stata nominata “directora”, della qual cosa ho subito apprezzato l’uso della parola al femminile. Voglio ringraziare la Spagna, ALBA e il suo Council che mi hanno offerto la possibilità di dirigere un fantastico gruppo di persone e di raccogliere i frutti del lavoro precedente di costruzione e messa a punto di tutti i sistemi. La mia prima visita ad ALBA, subito dopo la designazione, è coincisa con il giorno in cui il primo utente ufficiale iniziava la raccolta dati su una linea di fascio del sincrotrone, dando così il via al periodo di utilizzazione delle beamline. Il mio compito iniziale è stato quindi quello di organizzare e consolidare l’operazione, sia dal punto di vista del funzionamento dei sistemi tecnologici sia dei servizi agli utenti, per poi passare allo sviluppo e alla crescita dell’infrastruttura e delle sue linee scientifiche. Ora siamo nel processo di definire su quali tecnologie vogliamo investire nel prossimo futuro con la costruzione di nuove beamline, basandoci sulle nostre capacità, su quelle della comunità di utenti nazionali e internazionali e, soprattutto, sui bisogni e le sfide della società del futuro.

Il CERN insegna che la ricerca in fisica con gli acceleratori di particelle, ma anche con altri strumenti, è sempre più globale e condivisa: fatta di grandi collaborazioni e basata sullo scambio di conoscenze, metodi e innovazioni tecnologiche. Com’è la comunità scientifica di ALBA e come si relaziona con il resto del mondo?

ALBA è una infrastruttura di ricerca e una user facility, finanziata dal governo spagnolo e dal governo regionale della Catalunya in egual misura. Pur essendo un progetto nazionale ha una chiara vocazione internazionale. Della comunità scientifica di ALBA, composta attualmente da 220 persone, il 25% proviene da fuori della Spagna e la comunità estera più rappresentata è proprio quella italiana. Inoltre, le beamline di Alba sono utilizzate da un numero sempre crescente di ricercatori, che l’anno scorso ha raggiunto quota 2200, con un 35-40% proveniente da istituzioni estere. Dal 2012 a oggi abbiamo ricevuto nei nostri laboratori ricercatori provenienti da 35 paesi diversi. E, infine, una parte essenziale della nostra attività è lo sviluppo di programmi di ricerca e di tecnologia in collaborazione con altri enti e centri di ricerca. In questo ambito, le nostre collaborazioni sono dominate dai programmi intrapresi con le infrastrutture simili, soprattutto europee, attraverso progetti congiunti presentati alla comunità europea, o progetti di collaborazione su una linea scientifica specifica.Siamo tra gli attori principali di LEAPS (League European of Accelerator-based Photon Sources), che include circa una ventina tra sincrotroni e FELs (Free Electron Lasers) europei. Il network è nato con la missione strategica di unificare i mezzi e le specializzazioni di ogni singola struttura, in modo da ottimizzare le capacità scientifiche e tecniche in ogni paese e offrire agli utenti europei strumenti e servizi completi e compatibili. L’anno prossimo avrò l’onore di essere chair di LEAPS e, quindi, la voce di una comunità europea che include circa 40.000 ricercatori impegnati nel dare risposta a quelle che sono le sfide della nostra società, in termini di salute, energia, alimentazione, nuovi materiali, big data, e molto altro. E voglio infine menzionare la nostra collaborazione con il CERN, dedicata in particolare allo sviluppo dei futuri acceleratori, da FCC, a CLIC fino a CompactX, e naturalmente con l’INFN.

Tra i settori di punta del laboratorio quali ritiene siano i più promettenti?

Avete stabilito una gerarchia, ad ALBA, tra ricerca di base e ricerca applicata?Una sorgente di luce di sincrotrone è maggiormente dedicata alla ricerca applicata, anche se molto spesso la linea di demarcazione tra i due tipi di ricerca è poco definita. La gerarchia tra le centinaia di proposte di esperimenti che i ricercatori presentano alle nostre call for proposal è stabilita in base alla loro eccellenza scientifica, che è valutata da comitati esterni di esperti internazionali e permette di selezionare gli esperimenti che saranno effettuati: in media, circa la metà di quelli proposti. Come esempio di interazione tra ricerca applicata e di base posso citare il campo del nanomagnetismo, che si sviluppa in tre delle nostre beamline, complementando diverse tecniche di interazione luce-materia. Si studiano materiali per le applicazioni di computing, di spintronica, superconduttori ad alta temperatura critica, e molti altri per diversi utilizzi. Ma, per tornare alla domanda sul raporto tra fisica di base e applicata, quando di studiano le immagini delle proprietà magnetiche delle superfici, o dei momenti magnetici in strati di materiale sottilissimi, di poche decine di nanometri, o degli skyrmions (formazioni topologiche di vortici magnetici a livello atomico), queste rispondono a domande di fisica fondamentale, aumentando la conoscenza anche teorica nel campo dei materiali magnetici. Un altro campo in cui gli attuali strumenti di ALBA eccellono è lo sviluppo di nuovi farmaci, grazie a una linea basata su un microscopio a trasmissione, dove si ottengono immagini in 3D di cellule con risoluzione di poche decine di nanometri e che complementa la linea diffrazione di macromolecole, dove si studiano le strutture delle proteine con risoluzione atomica. Si tratta di una delle tre/quattro linee di questo tipo esistenti al mondo, a disposizione della comunità di ricerca a livello globale.Voglio inoltre citare le applicazioni nel settore della catalisi chimica, essenziale per lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale, un campo di ricerca per lo sviluppo del quale ci avvaliamo anche della collaborazione di istituti di ricerca spagnoli tra i più riconosciuti nel mondo. E, infine, gli sviluppi nel settore dei materiali per l’energia, per la realizzazione di celle solari o di batterie.In definitiva, sono estremamente diversificati gli oltre 1.500 esperimenti che si sono svolti durante questi primi anni di operazione di Alba, con ricercatori provenienti da migliaia di istituti di ricerca e università.

 Il laboratorio ALBA è impegnato in numerose attività di diffusione della cultura scientifica.Che ruolo attribuisce alla didattica, in generale, e alla formazione scientifica precoce, più in particolare?

Penso che noi scienzati abbiamo una forte responsabilità nella divulgazione del valore della scienza. Siamo chiamati a partecipare alla formazione dei diversi attori della società. Il nostro messaggio deve arrivare ai politici, ai media, al pubblico che si avvicina a noi attraverso le attività che organizziamo regolarmente, ma soprattutto dobbiamo cercare di arrivare a coloro che non hanno la curiosità di sapere cosa si nasconde dietro la porta di un laboratorio di ricerca. Convincerli che senza ricerca, senza un impegno del Paese per la ricerca, non c’è futuro.Voglio portare a esempio un progetto ideato dall’ufficio comunicazione del nostro laboratorio, il progetto “Mision ALBA”: un progetto sviluppato via web e rivolto ai bambini tra i 9 e gli 11 anni di scuole distribuite in tutta la Spagna. Abbiamo organizzato quattro semplici esperimenti che i maestri possono realizzare facilmente nelle loro aule, guidati dai nostri ricercatori e con la possibiltà di collegarsi direttamente a noi. In questo modo abbiamo raggiunto 250 maestri e più di 7.000 bambini che oggi sanno - perché hanno lavorato con noi e hanno visto i nostri video - che esistono i sincrotroni e che sono utili per lo sviluppo di nuovi farmaci, o di nuovi materiali per construire le batterie o per restaurare i nostri tesori archeologici. Abbiamo istituito come premio una nostra visita alla scuola vincitrice: tre dei nostri giovani ricercatori sono andati in una scuola di Guadalupe, un paesino di 2000 abitanti dell’Estremadura, dove sono stati accolti come eroi. L’anno prossimo, nella seconda edizione, amplieremo il progetto per coinvolgere fino a 20.000 studenti. D’altra parte, penso che ai bambini e ai giovani la scuola debba dare una formazione completa, che includa quella scientifica di base, ma che non dimentichi la formazione umanistica, la storia, la filosofia. Queste conoscenze sono necessarie per formare un individuo e dotarlo di capacità critica, in modo che sappia riconoscere, tra le altre cose, come la tecnologia può contribuire allo sviluppo dell’umanità, ma sempre con l’attenzione posta sull’essere umano.

In tutti i settori del lavoro si sta dedicando oggi grande attenzione al tema della parità di genere. L’essere donna ha condizionato, nel bene o nel male, il suo percorso?

Come incentiva le sue ricercatrici più giovani a scardinare pregiudizi e insicurezze acquisite?

L’essere donna difficilmente condiziona positivamente un percorso lavorativo in un ambiente ad altissima prevalenza maschile. In alcuni paesi si sono sviluppate, oltre all’attenzione al tema della parità di genere, delle politiche attive in questo senso. La Spagna è sicuramente più avanti rispetto all’Italia nel non discriminare in base al genere, come ho potuto sperimentare personalmente, anche se c’è ancora molta strada da fare.Comunque, durante la mia carriera non ho sperimentato grandi ostacoli per il fatto di essere donna. Gli ostacoli si superano con tenacia e lavoro, senza riflettere troppo sul fatto che possano essere dovuti all’essere donna e con la consapevolezza che talvolta le circostanze li rendono inevitabili. Una volta rotto questo soffitto di cristallo, si ottiene un riconoscimento che, a volte, è anche reso eccessivo dal fatto di essere donna: siamo così poche che siamo spesso trattate come se fossimo speciali. Questo non significa che non si presentino episodi di natura maschilista, di fronte ai quali è certamente più facile fare un sorriso quando si è raggiunta l’età matura o una posizione riconosciuta. Il mio consiglio alle giovani ricercatrici è di non avere paura, di impegnarsi per perseguire i loro sogni e di fare gentilmente notare l’inopportunità di certi atteggiamenti. Io spero che la mia posizione, che gode di una certa visibilità, serva di esempio alle ragazze, alle bambine. Il modello di ruolo ancora prevalente per la donna spinge spesso le ragazze a scegliere attività che siano di servizio, di aiuto agli altri: è comune l’attrazione verso mestieri come la maestra, il medico, o altri che implichino il prendersi cura di qualcuno. Il mio messaggio è che essere scienziate, ingegneri, esperte in sistemi informatici è un modo perfetto per contribuire allo sviluppo della società. Sono inoltre mestieri bellissimi, che consentono anche di divertirsi e di trovare gratificazioni personali: è quindi nostro diritto, e dovere, accedervi.

Rüdiger Voss | Intervista a Rüdiger Voss, presidente della European Physical Society (EPS). È stato anche a capo della sezione di relazioni internazionali del CERN dal 2013 al 2015

rugerDALL'IDENTIKIT DEL BOSONE DI HIGGS ALLE ONDE GRAVITAZIONALI, UNA SETTIMANA ALLA CONFERENZA EPS-HEP 2017 Intervista a Rüdiger Voss, presidente della European Physical Society (EPS). È stato anche a capo della sezione di relazioni internazionali del CERN dal 2013 al 2015

 

La Società Europea di Fisica (EPS, European Physical Society) è stata fondata nel 1968 e rappresenta più di 120.000 fisici provenienti da 42 società nazionali. Il 5 luglio, una della conferenze più prestigiose al mondo, la conferenza di EPS sulla fisica delle alte energie (HEP, High Energy Physics), è tornata in Italia dopo più di trenta anni. Si è svolta al Lido di Venezia, che è così stato per una settimana il punto d'incontro di fisici di fama internazionale. La conferenza ha affrontato alcuni dei temi più affascinanti della ricerca in fisica: dall'origine dell'universo all'identikit del bosone di Higgs, dalla ricerca della materia oscura alle proprietà del neutrino, dalla Nuova Fisica alle onde gravitazionali. L'edizione 2017 della conferenza EPS sulla fisica delle alte energie ha presentato un programma scientifico molto vasto.

C'è a suo parere un tema a cui è stato dato più spazio?

Il programma scientifico di quest'anno è stato, senza ombra di dubbio, eccezionalmente ricco e ben organizzato. Ancora una volta la scoperta dell'Higgs, annunciata per la prima volta nel 2012, è stata uno dei temi fondamentali della conferenza. Sono stati presentati molti risultati nuovi sulle proprietà dell'Higgs. Uno dei principali è stato la prima prova del decadimento dell'Higgs in un quark e un anti-quark beauty (H→bb). Sono state poi presentate nuove misure di precisione della massa dell'Higgs. In generale, ci sono sempre più prove che la particella, la cui scoperta è stata annunciata nel 2012, corrisponda veramente all'Higgs, così come è stato predetto dal Modello Standard. Tuttavia durante la conferenza è anche emerso che molti altri risultati e dati sono necessari per stabilire che questa particella sia veramente l'Higgs del Modello Standard. Se così non fosse, potremmo essere in grado di rivelare piccole divergenze dalle previsioni del Modello Standard, aprendo così delle finestre verso Nuova Fisica.

Quindi l'Higgs è stato sicuramente uno dei protagonisti della conferenza, ha notato altri risultati interessanti ottenuti dagli esperimenti del Large Hadron Collider (LHC) del CERN?

La fisica di LHC non è solo bosone di Higgs, ci sono stati molti nuovi risultati che riflettono le fantastiche performance della macchina nel 2016, ma anche nel 2017. Un esempio è la bella scoperta, annunciata dalla collaborazione LHCb, di un nuovo adrone con due quark charm.

Questa scoperta ci potrebbe permettere di capire meglio come funziona l'interazione forte. E, spostando l'attenzione da LHC, che cos'altro ha attirato la sua attenzione durante la conferenza?

Sicuramente la fisica delle alte energie non è solo la fisica di LHC, ci sono molte altre aree che continuano a lavorare duramente e a produrre risultati interessanti. La fisica del neutrino ne è un esempio. Programmi di ricerca nuovi e forti per lo studio dei neutrini sono in fase di preparazione in Giappone, negli Stati Uniti, ma anche in Italia. Ad esempio nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN ci sono diversi esperimenti per cui sono previsti nuovi upgrade. Questa conferenza ha anche dato ampio spazio a nuovi risultati interessanti ottenuti in campi di ricerca limitrofi, come la fisica gravitazionale e la cosmologia. In questo caso la recente scoperta delle onde gravitazionali ha, sicuramente e giustamente, ricoperto un ruolo predominante durante la conferenza. Ma non possiamo dimenticare neanche altre aree di ricerca come l'astrofisica delle particelle o la ricerca di materia oscura. Questa conferenza è stata una dimostrazione innegabile della forte interdipendenza e sinergia tra campi di ricerca confinanti. Le varie discipline della fisica fondamentale si stanno avvicinando sempre di più. E questo fenomeno è fondamentale per ottenere un'immagine completa dell'universo, che vada oltre l'attuale Modello Standard della fisica delle particelle.

Ha avuto la possibilità di ascoltare alcune delle reazioni dei partecipanti alla conferenza?

Il programma eccellente di questa conferenza è stato rispecchiato da una partecipazione eccezionale di circa un migliaio di scienziati provenienti da tutto il mondo, non solo dall'Europa. Credo che una tale partecipazione non si sia vista da tanti anni. Tutti i partecipanti con i quali ho parlato sono stati molto colpiti dall'eccellente organizzazione scientifica e locale. In qualità di presidente della società europea di fisica, mi piacerebbe rendere omaggio al lavoro eccellente del comitato organizzatore internazionale e del consiglio della sezione di fisica delle alte energie della Società Europea di Fisica, EPS HEPP (High Energy Particle Physics) Board, e in particolare al suo presidente uscente Yves Sirois. Il successo di questa conferenza è una dimostrazione molto forte dell'eccellente guida che Yves ha fornito alla società europea di fisica e alla sezione di fisica delle alte energie. Vorrei ringraziare dal profondo del mio cuore il comitato di organizzazione locale, guidato da Mauro Mezzetto e Paolo Checchia, e i loro numerosi collaboratori in particolare della sezione INFN di Padova che negli ultimi due anni hanno lavorato duramente per rendere questa conferenza un successo.

Il premio principale di EPS HEPP è stato conferito a uno sviluppo sensazionale nella tecnologia dei rivelatori. Ritiene che il vento stia cambiando e che la rilevanza delle applicazioni tecniche per il successo della ricerca sarà finalmente riconosciuta formalmente?

Non credo che questo rispecchi un cambio di rotta. La storia della fisica delle particelle, come quella di molte altre linee di ricerca scientifica, dimostra che non ci sono scoperte sensazionali nelle scienze fondamentali senza innovazioni sensazionali nelle tecnologie dei rivelatori e degli acceleratori. Per questo motivo, più di una volta sono stati assegnati premi Nobel anche a innovazioni tecnologiche chiave. Alcuni esempi sono i premi Nobel a Donald Glaser per la camera a bolle, Simon van der Meer per il raffreddamento stocastico, o Georges Charpak per le camere a drift. Il premio 2017 per la fisica delle alte energie e delle particelle conferito a Erik Heijne, Robert Klanner e Gerhard Lutz per i loro contributi pioneristici allo sviluppo di rivelatori a microstrip di silicio è stato opportuno e appropriato: gli esperimenti di LHC e la loro abilità di esaminare l'enorme quantità di dati che risultano dalla macchina non sarebbero possibili senza la tecnologia dei rivelatori in silicio.

Umberto Dosselli | Intervista con Umberto Dosselli, Addetto Scientifico alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra

DOSSELLIq1GINEVRA: DAL CERN ALL’AMBIENTE, IL KNOW HOW E L’INDUSTRIA ITALIANI NELLA COOPERAZIONE SCIENTIFICA INTERNAZIONALE Intervista con Umberto Dosselli, Addetto Scientifico alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra

Da oltre 100 anni, la Svizzera ospita organizzazioni internazionali: oggi Ginevra ne ospita di 22 (di cui 8 sono agenzie delle Nazioni Unite), tra le quali il CERN, il più importante laboratorio mondiale di fisica delle particelle, unico per complessità, prospettive scientifico-tecnologiche, potenzialità per l’industria. L’Italia, con l’INFN, partecipa al massimo livello alle sue attività e importante è il ritorno economico per il sistema produttivo italiano, grazie alle elevate capacità dell'industria nazionale di partecipare agli esperimenti con prodotti di alta tecnologia. Ma la realtà delle organizzazioni internazionali offre al nostro Paese anche altre opportunità, che la Rappresentanza Permanente d'Italia a Ginevra cerca di incentivare, favorendo i rapporti e valorizzando le capacità e le competenze nazionali.
 
Qual è il panorama in cui opera la Rappresentanza Permanente d'Italia a Ginevra?
Bisogna innanzitutto fare una distinzione. Le reti diplomatiche a Ginevra si articolano su due ambiti: le relazioni bilaterali e le relazioni multilaterali. E anche la rete diplomatica italiana, ovviamente, è organizzata in questo modo. Le relazioni bilaterali avvengono tra il nostro Paese e lo Stato in cui ci si trova, e sono curate dall’Ambasciata e dagli eventuali Consolati. In Svizzera l’ambasciata è a Berna, ma la diplomazia ha un Consolato anche a Ginevra. Ginevra è, però, una realtà particolare perché è sede di molte organizzazioni internazionali, come l’ONU, la NATO, la Croce Rossa, il CERN, la WMO (World Meteorological Organization), l’ITU (International Telecommunication Union), la WIPO (World Intellectual Property Organization), la WTO (World Trade Organization), per citarne solo alcune. Ed è con queste che si tessono le relazioni multilaterali. Per curare i rapporti tra i singoli Stati e le organizzazioni internazionali ci sono, appunto, le Rappresentanze Permanenti, che hanno il rango di un’ambasciata. È, quindi, l’Ambasciatore che cura i rapporti, nel nostro caso tra l’Italia e le singole organizzazioni internazionali. Alcune sono “tecniche”, altre hanno una connotazione scientifica e tecnologica: in particolare, il mio mandato in qualità di addetto scientifico è di seguire queste ultime. Per esempio, sono il rappresentante italiano nel comitato delle finanze del CERN, mentre l’Ambasciatore stesso e il presidente dell’INFN sono i rappresentanti nazionali nel Council del CERN.

Per l’INFN la collaborazione naturalmente più proficua è quella con il CERN.
Sì, l’INFN è chiaramente molto concentrato sul CERN. In questo caso, il nostro compito è verificare che la cooperazione tra le due istituzioni prosegua com’è stato finora, perché i rapporti sono davvero ottimi, perfetti, direi. Al CERN l’INFN è molto presente a tutti i livelli, non solo scientifico e di management: per esempio, è significativa la partecipazione degli studenti italiani, che riescono con successo nelle call internazionali perché – bisogna dirlo – sono davvero bravi. E non siamo da meno nell’outreach: quest’anno nella competizione rivolta alle scuole che il CERN promuove in tutto il mondo A Beamline for School uno dei due vincitori è un istituto superiore italiano.

Sempre legata al CERN, importante poi è la questione del ritorno industriale.
Certo, il ritorno industriale per l’Italia che deriva dai progetti del CERN è un aspetto rilevante, sia per il politico sia a livello di opinione pubblica. Il nostro Paese è il quarto contributore al CERN, dopo Germania, Inghilterra e Francia: ci aspettiamo, quindi, che il ritorno per le nostre aziende in termini di commesse sia coerente con l’investimento fatto. Noi lavoriamo anche per questo, per trovare i canali giusti per incrementare la presenza della nostra industria nei progetti tecnologici sviluppati al CERN. Questo avviene grazie anche al serio e costante lavoro che sta svolgendo l’ILO (Industrial Liaison Officer). La prossima interessante opportunità è offerta dal progetto HiLumi LHC, per il quale l’aggiudicazione delle commesse è già cominciata. Dal punto di vista dell’Italia, il coordinamento con il top management di HiLumi è efficace, e l’ILO ha fatto un ottimo lavoro per individuare i settori industriali che potevano essere più favorevoli per la partecipazione delle nostre aziende. Per esempio, noi italiani siamo molto bravi nello sviluppo di superconduttori ad alta temperatura e, difatti, recentemente abbiamo ricevuto delle commesse in questo settore. HiLumi rappresenta una interessante occasione scientifica e tecnologica, e sono certo che l’Italia giocherà bene la sua partita in questo competitivo terreno internazionale.

Oltre al CERN, con quali altre istituzioni internazionali si relaziona?
Come addetto scientifico seguo anche il WMO e l’ITU, che sono entrambe agenzie dell’ONU. Inoltre, lavoro con l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per il cambiamento climatico, e le varie organizzazioni che si occupano di ambiente, come l’UNEP (United Nations Environment Programme) per il programma ambientale e l’IUCN (Union for Conservation of Nature) per la conservazione della natura. Quello che faccio in queste organizzazioni è principalmente tenere contatti con lo staff italiano, per capire se l’Italia è opportunamente rappresentata, o se siamo discriminati, se abbiamo rivendicazioni da portare avanti o problematiche aperte per cui cercare una soluzione. Poi mi sforzo di capire se l’Italia impiega bene queste organizzazioni. Con il CERN il coordinamento è perfetto, perché c’è un’istituzione come l’INFN che lo cura. Nelle altre organizzazioni questo manca e così il quadro è meno chiaro. Io devo capire, per esempio, se c’è possibilità di promuovere ulteriori cooperazioni oltre a quelle già in atto con i nostri enti di ricerca, le università ecc., e se ci sono ricerche o tecnologie italiane che possono trovare un utile impiego per sviluppare progetti in seno alle organizzazioni internazionali.

Qual è la situazione presso le altre organizzazioni internazionali?
Alla luce della proficua presenza industriale nei progetti del CERN, come Rappresentanza Permanente ci siamo guardati in giro per capire se altre organizzazioni internazionali potessero offrire delle buone opportunità per l’industria nazionale. Credo ci siano spazi interessanti, bisogna quindi favorire la nascita di nuove relazioni. Stiamo così organizzando per fine ottobre, presso il MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), una giornata di contatto tra le organizzazioni internazionali presenti a Ginevra e il mondo industriale italiano, per spiegare le possibilità che ci sono e anche le modalità con cui poter partecipare e collaborare.

E per quanto riguarda l’INFN?
Credo che l’INFN abbia alcune competenze che possono trovare ricadute anche in altri settori: penso per esempio al computing. È un  ambito in cui per ricerca e sviluppo l’INFN eccelle ed è all’avanguardia, perché è un settore nel quale da sempre è impegnato per le esigenze intrinseche all’attività di ricerca in fisica delle particelle: computing che può trovare fruttuoso impiego, per esempio, negli studi in meteorologia.  

Come sono, in questo contesto, i rapporti tra il nostro Paese e la Svizzera?
L’Italia ha una rete di addetti scientifici che – devo dire – altri paesi ci invidiano: ha circa 25 addetti scientifici nel mondo che sono attivi nelle ambasciate e curano i rapporti scientifici e tecnologici tra l’Italia e i vari Paesi. Ma ci sono delle eccezioni: una è rappresentata da me, che non opero all’Ambasciata di Berna ma a Ginevra. Il contraltare di questo fatto è che non c’è un addetto scientifico che segua specificatamente il resto della Svizzera. Attualmente ci sono valutazioni in corso al MAECI per far fronte a questo aspetto: si discute se incaricare un’altra persona o ampliare la mia area di competenza anche al resto della Svizzera. Sicuramente, rapporti con istituzioni scientifiche come il PSI (Paul Scherrer Institut) o i Politecnici di Zurigo e Losanna, con i quali l'Italia già collabora, sono per noi interessanti e possono essere ulteriormente sviluppati.

Come operate?
Guardiamo con attenzione la realtà italiana e parliamo con le istituzioni nazionali, come la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Univesità Italiane) o gli enti di ricerca, per creare nuovi contatti con le organizzazioni presenti a Ginevra. Quest’anno, ad aprile, è stato firmato un accordo tra il WMO, il MAECI e un istituto del CNR per promuovere azioni volte a istruire gli agricoltori della zona del Niger su come fronteggiare gli effetti della siccità. Un problema come questo ha ripercussioni anche su di noi: migliorare le condizioni di vita nella zona del Niger, infatti, significa anche contribuire al contenimento di una delle cause che favoriscono i fenomeni migratori. Ora, invece, stiamo valutando assieme all’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e al WMO la possibilità di utilizzare i dati satellitari per ricavare una mappatura costante e completa del Polo Nord, con particolare interesse per il Passaggio a nord-ovest.
In generale, dobbiamo impegnarci perché si superi l’attitudine di guardare con interesse solo alle relazioni con Bruxelles e con l’Unione Europea perché da lì possono derivare fondi. Le organizzazioni internazionali presenti a Ginevra, pur non essendo fonti di finanziamenti, possono però rappresentare un’ottima vetrina, molto efficace per presentare a livello internazionale la propria validità. L’ITU, per esempio, è un ente che rilascia standard e sfruttare questa opportunità per "imporre" know-how già in possesso di nostre industrie rappresenta sicuramente un buon incentivo alla cooperazione.
 
Quali conclusioni possiamo trarre?
La mia esperienza, dopo un anno come addetto scientifico a Ginevra, è che le capacità di noi italiani sono tante e soprattutto di alto livello. Ritengo quindi che ci sia ancora spazio per incrementare le occasioni di cooperazione tra il nostro Paese e le organizzazioni internazionali, e ci sia margine per valorizzare ulteriormente le nostre risorse che si basano su una robusta base scientifica e tecnologica.

Eugenio Nappi | Intervista a Eugenio Nappi, membro della giunta esecutiva dell’INFN e referente per i progetti di ricerca in fisica nucleare sperimentale dell’Ente.

nappiWSTUDIARE L’UNIVERSO, DAI NUCLEI ALLE STELLE
Intervista a Eugenio Nappi, membro della giunta esecutiva dell’INFN e referente per i progetti di ricerca in fisica nucleare sperimentale dell’Ente.

La fisica nucleare sperimentale rappresenta l’anello di congiunzione tra lo studio delle fasi primordiali dell’universo, svolto con l’ausilio dei grandi acceleratori di particelle, e la ricerca sui meccanismi di formazione di stelle, galassie e ammassi di galassie, con esperimenti sulla stabilità dei nuclei e la produzione di nuclei esotici. All’INFN le attività di ricerca in questo campo si svolgono in tutti i quattro laboratori nazionali, al TIFPA (Trento Institute for Fundamental Physics Applications) e in diverse sezioni, con importanti ricadute in settori diversi dalla ricerca fondamentale, quali la fisica medica, la fisica per i beni culturali, la ricerca in campo energetico, lo sviluppo di nuovi materiali e di tecnologie per la sicurezza nucleare.

L’INFN è impegnato in diversi progetti di fisica nucleare sperimentale, che spaziano dalla ricerca fondamentale alle applicazioni mediche. Come sono coordinate le diverse attività all’interno dell’INFN?
Il coordinamento delle attività sperimentali di ricerca in fisica nucleare all’INFN è svolto dalla Commissione Scientifica Nazionale 3 (CSN3) che stabilisce le priorità e il finanziamento dei singoli progetti. Ma l’ampio spettro delle attività di ricerca in  questo campo non si esaurisce all’interno della CSN3.
A partire dal 2006,  a valle della stipula di un accordo di collaborazione tra INFN e Ansaldo Nucleare, lo sviluppo di competenze e strumentazione nel settore delle applicazioni della fisica nucleare al campo dell’energia, con particolare attenzione agli aspetti relativi alla sicurezza, è coordinato dal progetto strategico INFN-E. Dal 2012, INFN-E conta su un budget annuale di 200.000 euro. Sono da elencare inoltre le numerose attività di fisica nucleare afferenti alla quinta Commissione Scientifica Nazionale (CSN5), dedicata agli sviluppi tecnologici. Tra queste, ricoprono un ruolo molto rilevante le applicazioni mediche che, nel campo dello sviluppo di sistemi diagnostici e dei software di simulazione e di analisi collegati, affondano le radici in una tradizione d’eccellenza dell’INFN. Con la nomina di Marco Durante, esperto di fama internazionale di adroterapia, a direttore del TIFPA si è voluto dare un forte slancio anche alle attività nel settore delle tecniche terapiche con i fasci di particelle.
Sempre nell’ambito della CSN5, sono di grande rilevanza le attività inerenti la fisica nucleare applicata ai beni culturali, al monitoraggio dei livelli di inquinamento ambientale e agli sviluppi di rivelatori e di acceleratori.

Come si inquadra la strategia dell’INFN nel panorama europeo?
Le priorità nel finanziamento delle attività nella fisica nucleare  sono stabilite dalla CSN3 in completa sintonia con le indicazioni del NuPECC, il comitato di coordinamento europeo, che ha recentamente concluso i lavori di redazione del Long Range Plan, la roadmap europea per la fisica nucleare, le cui conclusioni saranno presentate il 27 novembre a Bruxelles. In particolare, i progetti di fisica nucleare dell’INFN, seguendo la nomenclatura internazionale, afferiscono a due grandi filoni di ricerca: quello della struttura nucleare e quello della della fisica adronica. Nel primo caso l’obiettivo è lo studio del nucleo come sistema composito, per indagare le caratteristiche degli atomi radioattivi in rapporto a quelli stabili, l’evoluzione dell’Universo e la formazione delle stelle. A livello internazionale, grandi investimenti sono in corso per realizzare infrastrutture di ricerca che accelerano fasci di nuclei esotici. In quest’ambito, il progetto su cui l’INFN sta puntando è SPES (Selective Production of Exotic Species) ai Laboratori Nazionali di Legnaro. In parallelo alla ricerca fondamentale, SPES permetterà di sintetizzare  nuovi radiofarmaci per la diagnostica medica.
Il secondo filone, quello della fisica adronica, è più vicino agli obiettivi e alle tecniche sperimentali della ricerca in fisica delle alte energie, coordinata nell’INFN dalla CSN1. La fisica adronica rappresenta l’anello di congiunzione tra la fisica delle particelle elementari e la fisica della struttura nucleare. In altre parole, la fisica adronica ha l’obiettivo di studiare i meccanismi attraverso cui i costituenti fondamentali dei nculeoni, i quark e i gluoni, contribuiscono a definire le proprietà stesse del nucleo. Le iniziative di maggior respiro internazionale di fisica adronica in cui partecipa l’INFN sono ALICE, al CERN, e gli esperimenti in corso al Jefferson lab negli USA e, in prospettiva, quelli che verranno realizzati  a  EIC- Elctron Ion Collider in corso di progettazione negli Stati Uniti (al Brookaven National Laboratory o al Jlab).

Quali sono gli obiettivi del progetto strategico INFN-E?
Le attività di INFN-E sono orientate in particolare sulle due seguenti linee di intervento. La prima riguarda lo smantellamento dei siti nucleari, la gestione dei depositi di materiali radioattivi, la tutela del personale nei siti nucleari e la sicurezza. La seconda si occupa dei contatti con le organizzazioni dedicate alle problematiche energetiche, quali Ansaldo Nucleare, ASG Superconductors, CAEN, Gilardoni, Joint Research Center-Euratom-Ispra. Nei suddetti ambiti, INFN-E agisce sia come incubatore per lo sviluppo di prodotti da proporre a industrie e altri enti, sia come centro di iniziativa verso forme di finanziamento esterno.

Qual è il coinvolgimento dell’ente nella fisica nuclare sperimentale, a livello internazionale?
L’INFN  contribuisce a livello internazionale a tutte le più importanti iniziative, con presenze a livello apicale nei maggiori comitati di gestione europei e mondiali. A livello europeo, Angela Bracco, della Università e sezione INFN di Milano, è al suo secondo mandato quale presidente del NuPPEC.
Nicola Bianchi dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN è a capo dell EPS-NPB (European Physical Society – Nuclear Physics Board) dal 1 gennaio 2017. Il sottoscritto è da tre anni nello IUPAP C12 (International Union of Pure and Applied Physics – Nuclear Physics) e nel panel ICFA per lo sviluppo di nuovi rivelatori.
Paolo Giubellino, della Sezione INFN di Torino, già spokesperson di ALICE, è stato nominato da qualche mese direttore del prestigioso laboratori GSI e direttore scientifico di FAIR (Facility for Antiproton and Ion Research) a Darmstadt in Germania, una nuova infrastruttura di ricerca, in corso di costruzione, che a partire dal 2020 diventerà il più importante laboratorio tedesco per la fisica nucleare. Da quest'anno un altro italiano dell'INFN, Federico Antinori guida l'esperimento ALICE al CERN. Da settembre 2017, Raffaella De Vita, della sezione INFN di Genova, assumerà il ruolo di spokesperson dell’esperimento CLAS12 al Jlab (del quale è da circa 5 anni direttore aggiunto Patrizia Rossi, dei LNF). Recentemente, inoltre, una ricercatrice italiana dei Laboratori Nazionali di Frascati, Catalina Curceanu, ha ricevuto il premio EPS “Emma Noether distinction” per le donne che si sono dimostrate eccellenti nella ricerca in fisica nucleare a livello europeo.

Quali sono le maggiori iniziative future per la ricerca in fisica nucleare in Italia?
Ai Laboratori Nazionali di Legnaro è in fase di installazione il progetto SPES, il cui avvio è previsto nel 2019. Ai laboratori del Sud, il progetto NUMEN (NUclear Matrix Elements of Neutrinoless double beta decay) ha importanti implicazioni anche in fisica astroparticellare, in particolare per lo studio dei neutrini e della materia oscura.
Ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso il progetto più ambizioso  è LUNA MV (Laboratory for Underground Nuclear Astrophysics-Mega Volts), un esperimento di astrofisica nucleare che è previsto partire entro un paio di anni, una infrastruttura di ricerca per lo studio della formazione dei nuclei sfruttando un acceleratore in grado di produrre reazioni nucleari a energie paragonabili a quelle che avvengono nelle stelle. Ai Laboratori di Frascati, entrerà in funzione nel 2018, al termine dell’esperimento KLOE (K-LOng Experiment), attualmente in corso all’acceleratore Dafne, SIDDHARTA, destinato a ricerche di fisica nucleare fondamentale. A Trento, il TIFPA è impegnato nell’applicazione e nella ricerca sull’adroterapia oncologica, non solo per la cura dei pazienti ma anche per lo studio di tecniche di ottimizzazione della terapia.